• Vendere musica: come funziona e chi lavora attorno agli artisti. Intervista a Giuseppe Barone, addetto alla comunicazione nella storica casa discografica Carosello Records

    November 6, 2019
  • L’intervista che segue è stata pubblicata sulla rivista LA FLAME – giornale del Friuli Venezia Giulia ed è stata fatta da Monica Zinutti, giornalista, addetta alla comunicazione e studio manager degli Angel’s Wings Recording Studio.

    Giuseppe Barone si è laureato in scienze della comunicazione e successivamente ha scelto la strada della musica, specializzandosi con un Master di comunicazione musicale. E’ stato proprio quel Master che gli ha aperto le porte alla storica etichetta discografica Carosello Records, nata 60 anni fa con sede a Milano. Giuseppe racconta; “Quel Master prevedeva, a seconda delle tue attitudini, uno stage in un’azienda. A me è servito come ponte per arrivare in Carosello dove poi sono rimasto, per fortuna!”. Ora fa parte del team della famosa casa discografica e si occupa dell’ufficio stampa, promo radio/TV e social media degli artisti.
    Ho incontrato Giuseppe proprio negli uffici della Carosello e abbiamo fatto una lunga chiaccherata, nella quale abbiamo analizzato come funziona il mercato della musica. Il settore musicale è molto articolato e per proporre questo prodotto le attitudini richieste sono: profonda conoscenza del settore, grande professionalità e flessibilità negli orari.
    Con questa intervista ho approfondito, con chi ne è a contatto ogni giorno, i diversi aspetti che ruotano attorno a questa attività.
    Vista la grande quantità di argomenti, l’intervista sarà suddivisa in tre parti, ecco la prima, buona lettura.

    Giuseppe Barone, mi racconti un po’ di te, chi sei e come ti sei avvicinato al settore della discografia?
    Mi sono laureato in scienze della comunicazione e alla fine dell’università ho fatto un Master di comunicazione musicale che prevedeva, a seconda delle tue attitudini, uno stage in un’azienda, chi è andato in un ufficio stampa, chi in una radio, chi in un’agenzia di live, io volevo fare il discografico e mi hanno proposto la Carosello Records, ho fatto il colloquio, è andato bene, poi anche lo stage, è andato bene, e poi sono rimasto qua!
    Quel Master mi è servito per capire meglio le diverse figure del settore, cosa fa un discografico, che differenza c’è fra chi gestisce i live da quello che lavora in una casa discografica. All’inizio io non sapevo niente di tutte queste figure, perché ce ne sono davvero tante, e il master ci faceva incontrare settimanalmente tutti gli operatori del settore, tra cui anche il mio attuale capo il direttore Dario Giovannini. Durante questi incontri ogni volta che ascoltavo tutte le esperienze dei diversi addetti, un manager, il responsabile di un ufficio stampa, l’addetto alla distribuzione digitale, la stylist, la siae, il legale, mano a mano mi si apriva un mondo, mi diventava tutto più chiaro, facendomi capire cosa volevo fare.
    Questo è un lavoro fatto molto di rapporti e di sensibilità, perché l’artista non è un oggetto che tu lavori e a una certa ora chiudi e vai a casa, l’artista è lì, si attacca, si affida, e con alcuni c’è proprio un rapporto di simbiosi totale, a volte anche troppo! (ride)
    Ogni vittoria è condivisa e ogni sconfitta è condivisa, e questa è una cosa molto bella. Questo lavoro è un po’ come quando da piccolo dici “voglio fare l’astronauta”, lo sogni ma poi non sai effettivamente cosa serve per fare l’astronauta! Cosa fa un astronauta? Va nello spazio, ma cosa fa effettivamente? Ecco, questo è un po’ come fare il discografico, oltre ad avere un rapporto con un artista, cosa fa? Lo scopri giorno dopo giorno, grazie anche alla formazione dei colleghi più grandi.

    Da quanto tempo lavori alla Carosello Records e di cosa ti occupi?
    Lavoro in Carosello Records da 3 anni e faccio parte del team di promozione e comunicazione degli
    artisti, ovvero, il mio ruolo è quello di fare da intermediario tra gli artisti e quelli che sono i media principali che vengono utilizzati oggi, che sono la stampa, la televisione, la radio e il web. Il mio
    ruolo è essere il tramite e il filtro tra quelli che sono gli artisti che gestisco e i media per la promozione della loro musica.

    Com’è strutturata l’azienda, quante sono le persone che ci lavorano?
    In tutto il gruppo, che è Curci, siamo una cinquantina, l’azienda si suddivide in tre diverse categorie.
    C’è la Curci, che è la parte editoriale che raggruppa gli autori e tutto il catalogo del passato, la Carosello Records, che è la casa discografica in cui lavoriamo in 9 e la D’Accordo, che è la parte classica che vende spartiti e affini.
    Curci è stata fondata nel 1863 e si occupava di spartiti. La sede era a Napoli ma successivamente si sono trasferiti a Milano, nel palazzo dove sono tutt’ora che una volta veniva chiamato Palazzo della Musica, perchè c’erano solo aziende che vendevano musica, spartiti e cose simili. Mi hanno raccontato che al piano qui sotto, dove ci sono gli uffici Curci, venivano da tutta Italia per portare le loro opere per provare a farle pubblicare.
    All’inizio era una società solamente di edizioni, erano tutti autori di musica classica o strumentale che depositavano gli spartiti per farli poi suonare ad altri. Successivamente, quando è iniziata l’era della canzone italiana, quella che adesso è chiamata pop, sono nati molti autori che erano anche interpreti delle proprie canzoni, tra cui Domenico Modugno, quindi discograficamente dovevano appoggiarsi ad altre società, ma in questo modo le entrate dei diritti l’azienda li perdeva, perché la produzione fonografica non era di proprietà.
    Nel 1969 la Curci decise di aprire la Carosello Records, all’inizio proprio per Modugno, per supportare anche la parte discografica, perché chi lavorava in Curci all’epoca aveva visto che Modugno non solo funzionava bene come autore ma anche come cantante. Aprendo la casa discografica veniva gestita in azienda sia la parte delle edizioni che la parte fonografica dei brani, così da ricavare dei guadagni anche da questo. Sembra quasi una favola ma è successo proprio così, ho avuto modo di vedere proprio il primo atto depositato dal notaio dove c’era la firma di Domenico Modugno originale.
    Nel corso degli anni sono passati tanti artisti alla Carosello Records; Toto Cutugno, Gaber, i primi 5 dischi di Vasco Rossi, una parte del catalogo di Mina, Iva Zanicchi. Negli anni ‘90 c’è stato un periodo di stallo ma da quando è stata presa da Claudio Ferrante e Dario Giovannini, che è l’attuale direttore, c’è stato un super rinnovamento del catalogo e sono arrivati tutti gli artisti che abbiamo oggi: Emis Killa per il rap, i Lost nel periodo delle band emo, molte licenze internazionali come gli Skunk Anansie, Miguel Bosè con l’album Papito, che ha avuto un grandissimo successo, poi molte hit estive e tutto il cantautorato con Levante, The Giornalisti e Coez.

    Quali sono le figure che lavorano in questa etichetta oggi e di cosa si occupano?
    L’etichetta è composta da nove addetti che sono: il direttore generale Dario Giovannini, che è colui che ci rappresenta, poi c’è la vice capo, Giulia Mazzetto, che si occupa delle brand partnership e di tutte le collaborazioni fra artisti, marchi e brand vari, che si tratti di un evento, delle attività social o sfilate, questo settore viene chiamato new business perché al momento credo che, insieme ai live, sia la parte più remunerativa, più della vendita del disco fisico, banalmente. Insieme a Giulia c’è Irene Caspani, anche lei si occupa dei brand e inoltre lei coordina la produzione del disco fisico, ha contatti con chi lo distribuisce, organizza gli instore tour degli artisti e i firmacopie. Poi c’è Debora Cinganelli, che si occupa della parte di produzione di foto e di video, mentre Kevin Andrioni si occupa della parte digital, Apple Music, Spotify, Youtube, Vevo. Poi c’è Federica Moretti, lei è la responsabile della promozione, ma si occupa anche di coordinare tutti i progetti a 360°, mettere insieme le fila, se qualcuno si è perso una cosa va da lei e chiede tutti gli aggiornamenti, mentre Adriana Branchini si occupa dei contratti e delle royalties (guadagni degli artisti). Infine c’è Lorenzo Sito, che si occupa della produzione artistica, e poi ci sono io, che mi occupo del rapporto con i media, faccio attività di ufficio stampa, organizzo interviste, ospitate televisive e in eventi.

    Quale lavoro svolge un’etichetta discografica nel mercato musicale?
    Un’etichetta ha la funzione di fare scouting, ovvero trovare il nuovo talento, e successivamente c’è la fase più importante, quella di “lavorarlo”. Che cosa vuol dire lavorare un artista? Innanzitutto si parla di un lavoro artistico, quindi si selezionano i brani, se si tratta di un interprete, mentre se si parla di cantautori si scelgono le canzoni fra quelle che l’artista stesso scrive. L’artista ha sempre bisogno di figure che lo guidino e lo indirizzino verso un percorso. Quello che noi della Carosello facciamo, una volta scelti gli artisti del nostro roster (questo è il termine tecnico per indicare la rosa di degli artisti all’interno dell’etichetta) è quella di creare una progettualità per lo sviluppo dell’artista.
    Questo tipo di lavoro varia molto a seconda delle etichette, se si tratta di una multinazionale o di una indipendente. Carosello è una delle etichette indipendenti italiane a differenza di una major, che parla di quote di mercato ed ha un approccio più industriale, noi abbiamo un approccio molto più artigianale, cioè lavoriamo molto più sul lungo periodo. Questo ci permette di seguire degli artisti molto piccoli, molto emergenti, e farli crescere nel corso degli anni, senza la necessità di dover avere un exploit veloce per avere un ritorno economico imminente.
    Questo tipo di progettualità e di lavoro a lungo periodo permette non solo all’artista di migliorare e crescere, quindi di sviluppare appieno le sue potenzialità, ma anche di fare un certo lavoro molto più artigianale. Faccio un esempio, alla gente che magari non conosce questo mondo io dico che; le case discografiche indipendenti sono una bottega artigianale di alta sartoria mentre una multinazionale è Zara. Da una parte c’è la grande vastità, la grande forza economica, dall’altra invece c’è un’attenzione al prodotto e alla qualità.
    Non è un accusa, non sto dicendo che il nostro è il metodo giusto e l’altro è sbagliato, sono due modi di lavorare diversi. Per noi questo metodo ci ha permesso, negli anni, di lavorare con artisti che hanno raggiunto dei grandi numeri e una grossa esposizione, senza fare dei passaggi obbligati come per esempio per il pop il Festival di Sanremo o un talent show. Sto parlando di Levante, The Giornalisti, Emis Killa, che sono alcuni degli artisti che erano o sono tuttora in Carosello, con i quali abbiamo lavorato nel tempo alla crescita dei loro progetti.
    Per lavorare l’artista all’interno dell’etichetta ogni collaboratore ha un ruolo preciso, c’è chi si interfaccia con la parte digitale, quindi con Youtube, Spotify, Applemusic, c’è chi si occupa della parte di produzione dei video e delle foto, c’è chi si occupa, come me appunto, della parte di promozione, chi invece con i brand e i rapporti che hanno gli artisti con i marchi per degli endorsement, le pubblicità e le sincronizzazioni nei video.
    Per i concerti invece, questo ci tengo a dirlo perché molta gente magari non lo sa e fa confusione, è una parte distaccata dall’etichetta discografica. Sono due realtà che si parlano una con l’altra, perché ovviamente lo sviluppo artistico ne consegue anche uno sviluppo della parte live e viceversa, ma che nel 99% dei casi l’etichetta affida a delle società esterne.

    Sono le etichette che propongono l’agenzia di booking agli artisti o viceversa?
    Alcune volte sono le agenzie stesse che si interessano agli artisti e successivamente vengono fatte delle riunioni per decidere e capire il piano di lavoro che propongono. Oggi molti artisti vengono intercettati dal booking e contattano il manager. Il profilo del manager è molto importante per un artista perché fa da filtro tra l’artista e tutte le aziende e agenzie che si interfacciano con lui.
    Altre volte però succede anche il contrario, cioè, è l’etichetta stessa che propone un artista a dei booker presentando i progetti musicali.

    Parliamo di registrazione dei brani: come viene gestita questa parte?
    La registrazione è una parte che noi personalmente in Carosello facciamo gestire molto all’artista. La scelta editoriale della nostra etichetta è quella di seguire solo dei cantautori, quindi non interpreti, abbiamo cioè solo artisti che scrivono e cantano le proprie canzoni, gente molto lucida sul suo progetto che sa molto bene cosa vuole. In questa fase di percorso artistico noi possiamo solamente suggerire quelle che sono poi le strategie, ma molto spesso non mettiamo bocca sul lavoro dell’artista, cerchiamo solo di dare dei suggerimenti se proprio vediamo che qualcosa non ci torna.
    C’è una figura molto importante in Carosello, che è quella del così detto A&R. L’A&R è colui che si occupa della direzione artistica dei progetti, la persona che contatta i produttori o lo studio di registrazione affinché l’artista possa avere tutti gli strumenti utili per lavorare al meglio.
    Ogni artista ha il suo studio di registrazione di riferimento e il suo produttore, noi eventualmente ne consigliamo altri, sempre in vista di una crescita, perché l’artista tende molto spesso a rimanere nella sua comfort zone. Il compito dell’A&R è proprio quella di stimolare l’artista, magari mettendolo a contatto con realtà diverse.

    Una volta che il progetto e l’artista sono pronti, come gestite la promozione?
    Ogni volta che arriva un nuovo progetto si inizia a lavorarlo, sto parlando sia della totalità dell’artista oppure di un lavoro fatto in vista dell’uscita di un album o di un tour. E’ possibile decidere se affidare la comunicazione ad un’agenzia esterna o gestirla internamente. Per una serie di motivi, per esempio la quantità di lavoro che c’è in quel momento nella nostra etichetta, si sceglie se affidare il lavoro ad un ufficio stampa esterno.
    Al momento abbiamo solamente un artista, che è Coez, che è affidato ad un ufficio stampa esterno, mentre per tutti gli altri ce ne stiamo occupando io e i miei due colleghi Federica Moretti e Lorenzo Sito.

    Com’è cambiata la casa discografica negli anni, dal 1969, anno di apertura della Carosello, ad oggi?
    Ovviamente non te lo so dire perché non c’ero! (ride)
    Molto banalmente credo che sia cambiato il focus business. Mentre prima l’unico modo per ascoltare la musica era avere il 45 giri, il vinile, la musicassetta o il disco, adesso ci sono molte più opportunità, anche se è tutto molto più frammentato.
    Oggi siamo aperti a nuovi modelli di business. Una parte molto importante del business è il brand, si lavora tanto con l’immagine, con i social, con i product placement nei videoclip. Se in un video si vede un prodotto non è stato messo li a caso o qualcuno se l’è dimenticato, ma è una parte molto importante di introiti. Noi di Carosello cerchiamo di implementare questa parte, che ripeto è molto importante, e la parte più discografica e artistica. Cerchiamo di fare delle proposte di alta qualità, nuove e diverse rispetto a quello che c’è sul mercato cercando di venderle nella miglior forma possibile, invogliando l’acquisto.
    La casa discografica è sempre in evoluzione. Anch’io, nonostante sia relativamente poco che lavoro qui, vedo che di anno in anno le cose cambiano, le priorità cambiano. Per parlare di un arco temporale meno vasto di 60 anni, già cinque anni fa l’egemonia che c’era delle radio e delle televisioni non permetteva a certi progetti di svilupparsi, perchè c’erano solo questi due grandi mezzi con cui la gente veniva in contatto con la musica. Adesso, grazie al servizio di streaming, c’è questa cosiddetta forza dal basso, è l’utente finale a scegliere cosa ascoltare e non gli viene imposto da qualcun altro. Oggi ci sono i social, che sono un grandissimo mezzo di diffusione e di promozione per un’artista che può promuoversi indipendentemente da una casa discografica, questo prima non c’era. Lo sviluppo di una casa discografica è strettamente connesso a quello che sono gli sviluppi tecnologici, perché la musica è quel mezzo che si fruisce tramite quei device, quando si sviluppa quello cambia anche il mercato.
    Mi sono laureato nel 2015 con la tesi sull’analisi della crisi del mercato discografico e l’avvento dei talent e di come hanno influito sul mercato discografico, mi ricordo che in quell’anno era l’unico mezzo utilizzato per raggiungere il pubblico. Basta pensare ai nomi che sono usciti all’epoca, i nomi grossi erano tutti di personaggi che venivano dai talent come; Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Noemi. Era un periodo in cui la televisione era l’unico mezzo per farsi conoscere, il web ancora non aveva preso piede, c’era solo myspace, che era ancora nuova e giovane.
    Due anni dopo ecco che arriva il cosiddetto Indie, la musica indipendente, la musica che si scova su Spotify, e la Trap, altro genere completamente nato dal basso. Questi due generi, che prima erano di nicchia, ora sono diventati completamente mainstream. In radio passano artisti come; Calcutta, The giornalisti, Coez, Achille Lauro, Sfera e Basta, Ghali, prima non avrebbero assolutamente avuto uno spazio, se lo sono trovato grazie al web e agli strumenti nuovi. Per noi sono importantissimi, anche la fase di scouting avviene per la maggior parte da lì, difficilmente c’è quella scena romantica da film in cui tu sei in un locale e ascolti un artista e te ne innamori. Noi passiamo il tempo ad ascoltare playlist editoriali dei vari servizi di Streaming o su Youtube, a vedere cosa si muove nei vari sottoboschi, ovviamente un artista emergente con un determinato budget usa gli strumenti che ha che sono quelli, quindi si trovano li, banalmente è questo.

    Come vengono scelti gli artisti che entrano nella vostra etichetta?
    Gli artisti che entrano nella nostra etichetta, fino ad ora, hanno avuto un grande requisito di base che è quello del cantautorato. Questo requisito noi lo intendiamo in senso molto lato perché il rap, se ci pensi, è una forma di cantautorato, le canzoni sono scritte dall’artista stesso e questo è un elemento molto importante al quale noi di Carosello teniamo.
    Nella nostra etichetta sono passati artisti come Modugno o Gaber e in virtù di mantenere questa tradizione di cantautorato scegliamo molto spesso artisti che propongono cose nuove, questo molto spesso è difficile da proporre perché una cosa nuova non viene compresa subito. Sarebbe molto più facile lavorare degli artisti che ricordano qualcosa o assomigliano a qualcuno.
    Prendiamo per esempio i Thegiornalisti, che adesso non sono più con la Carosello però l’exploit l’hanno fatto con noi, mi ricordo che questo genere indipendente, che è stato chiamato indie ma che noi chiamiamo rock/pop, perché alla fine è semplicemente una faccia nuova del pop, farli conoscere al grande pubblico è stato difficile. Loro erano una band di ragazzi che venivano dalle cantine e facevano dei piccoli live a Roma, ma avevano tantissimo potenziale, era una cosa diversa che non c’era, quindi tu vai ad occupare uno spazio che in quel momento è libero. Nel loro caso è stato molto facile perché l’artista c’era, avevano solo bisogno del momento per esplodere, del sostegno di un’azienda grossa, ed è successo esattamente così.
    Mi raccontano i miei colleghi che quando 6 anni fa iniziarono a lavorare Coez, che fa questa sorta di cross over tra rap e cantautorato italiano, non veniva affatto capito, dicevano: “ma che roba è questa?”. Cioè, lui non canta però neanche rappa e non ha una bella voce! Invece poi, col tempo, con la lavorazione, con la costanza, con il passare del tempo e delle mode, Coez è esploso e adesso è il nostro main artist. E’ un rischio quello di prendere progetti che non hanno la facilità di lavorazione a breve periodo, però è più appassionante! E’ una sfida perché poi quando ci riesci vale il triplo!

    Chi sceglie gli artisti?
    Siamo molto liberi in questo, tutti i collaboratori di Carosello possono fare delle proposte. Noi ci riuniamo ogni settimana per delineare la situazione degli artisti che abbiamo già e con assoluta libertà diciamo: guarda mi è capitato di ascoltare “questo” cosa ne pensate? Non mi piace, oppure, carino teniamolo sottocchio, oppure, bellissimo, allora in questo caso l’A&R, Lorenzo Sito, si mobilita per la proposta contrattuale.
    Le major invece hanno la figura dell’A&R che fa solo quello, nel senso che quella figura si occupa dello sviluppo artistico, dei progetti in lavorazione e della ricerca di nuovi artisti, questo da noi lo fa Lorenzo Sito però siamo comunque tutti liberi di fare proposte di nuovi artisti.

    Come lavora Carosello la promozione dei suoi artisti?
    Questa è la parte che mi compete in assoluto. Innanzitutto, nella variegatissima quantità di media che ci sono a disposizione oggi, è giusto trovare quelli che sono adatti all’artista e al suo progetto grazie al quale lui, attraverso quei media, può intercettare il suo pubblico. E’ inutile, facendo un esempio, proporre a un rapper emergente un’intervista a “TV Sorrisi e Canzoni” perché, ovviamente, non intercetta il pubblico di cui lui ha bisogno, quel media parla ad una platea completamente diversa, quindi la cosa importante è delineare quali sono i media a lui consoni.
    Alla base ci deve essere un lavoro di racconto del disco, una storytelling del personaggio, che molto spesso viene fatta assieme all’artista stesso, noi non inventiamo nulla, potenziamo ed esaltiamo quello che l’artista è già. Per esempio con Delmoro, che è un artista emergente, noi abbiamo giocato su dei fattori molto importanti per lui e per il suo progetto, ovvero, il fatto che lui sia Friulano, che è una cosa abbastanza inconsueta, mettiamola così. Abbiamo lavorato molto ad intercettare il pubblico del suo territorio che gli può stare vicino e il pubblico più del cantautorato, perché ovviamente lui è un cantautore, e l’architettura, perché lui è un architetto, quindi, posti questi tre focus, poi si va a colpire in modo mirato con la comunicazione, lavorando su degli elementi per creare un’identità, o meglio, per sviluppare l’identità dell’artista stesso.
    Personalmente mi piace lavorare sulla qualità dei contenuti che realizziamo degli artisti e non sulla quantità. A me non interessa che esca l’articolo su cento siti più o meno validi, più o meno grossi, a me piace fare un lavoro di profilazione per quello che è l’artista. Non proporrei mai qualcosa che non appartiene all’artista e che non ha il fine di aiutarlo, non li forzerei mai a fare una cosa che non vogliono fare oppure che possa essere sbagliata. Fai un piano, ascolti il disco, tutto parte dalla musica e dai suoi contenuti, da quello che l’artista vuole comunicare, si parte da lì e si fa una strategia. Vengono presi i punti cardine su cui è stato scritto l’album e le caratteristiche dell’artista stesso, cosa ha fatto, se è un cantautore, se ha girato per il mondo, sono gli elementi curiosi che aiutano in una profilazione importante e giusta per l’artista, così si prosegue e si intercettano i media giusti per la promozione. E’ inutile presentare un progetto ad una radio che sai benissimo che non passerà mai quella musica perché la sua linea editoriale è diversa da quel progetto.
    Con i nostri artisti quando abbiamo dei brani che reputiamo radiofonici li proponiamo alle radio, altrimenti no. Non aiuterebbe la crescita del progetto e oltretutto si crea uno storico negativo con la radio stessa, perché poi quando serve quel media per un altro artista non viene preso. E’ fondamentale capire il tipo di canzone e scegliere correttamente le diverse tipologie di radio.
    Inoltre c’è un altro problema con le radio, non essendo molto diversificate tra loro è inutile portare un emergente a RDS quando RDS programma solo chi è in Top 40, e in Top 40 della classifica di airplay ci arrivano solo i big. Il lavoro con gli emergenti viene fatto con le altre radio, affinché cresca in classifica per arrivare successivamente ai Top 40. Oppure, se c’è un progetto che prima di uscire con l’album esce con due singoli che non sono radiofonici, non li portiamo in radio ma li lavoriamo sul web o sul live. Al contrario, quando hai una hit tipo “Riccione” dei Thegiornalisti, è ovvio che la radio è il mezzo adatto per promuoverla e ci vai serrato! Vai nelle main station e dici “Ragazzi questa è una bomba!”, allora il tuo lavoro di promozione dell’artista è centrato.

    Mi hai parlato di promozione nelle main radio, mentre nelle radio più piccole come funziona?
    Lavoriamo alla stessa maniera, abbiamo un rapporto quotidiano con le radio locali. Queste radio, a differenza delle main, possono permettersi di rischiare di più quindi offrono una copertura maggiore anche per gli artisti emergenti, ed è importante per la loro crescita iniziare da li, facendo gavetta con le interviste. Inoltre le radio locali sono le prime realtà con cui gli artisti si interfacciano. Questo lavoro va fatto anche con le radio che hanno l’iscrizione alla SCF, che è l’associazione delle radio in cui i loro passaggi vengono calcolati per la classifica. Lavoriamo soprattutto con radio regionali, più che locali, sono le radio che hanno una copertura di una o più regioni, non hanno ovviamente il pubblico di una RTL però magari in alcuni territori sono anche più ascoltate di quelle nazionali, perché lavorano sul territorio, quindi sono importanti se si deve promuovere un concerto in una determinata provincia, io contatto una radio di quella provincia oppure segnalo la notizia oppure concordo un’intervista per promuovere il concerto di quell’artista in quella zona. In questi casi sei miratissimo come per i quotidiani locali, hanno un’area molto più ristretta ma molto più centrata e mirata. Inoltre devo dire che molte radio piccole fanno da promotori per la musica emergente, questo è un ottimo servizio che offrono, permettono di dare degli spazi a chi altrimenti potrebbe non averli.

    Cosa deve fare un artista emergente per farsi notare da un’etichetta discografica? Come può contattare l’etichetta per proporsi? Qual’è l’approccio giusto?
    Innanzitutto, secondo noi, l’artista deve avere due requisiti fondamentali che sono: l’autocoscienza, mettiamola così, e la personalità.
    Da noi si propongono una media di 20 persone al giorno tra mail, contatti Instagram, dischi lasciati qui, perché siamo una delle etichette italiane più grosse, e il 90% di questi artisti non è pronto. Questo vuol dire non avere coscienza di se stessi, sono acerbi, la scrittura è ancora immatura, i suoni sono fatti male, nel senso che tu devi mostrare la parte migliore di te stesso e non lo fai così. Il web ha creato un aspetto negativo in cui tutti ci provano, mezzi arrancati, e pensano che tutto si può avere subito, ma non è così che funziona. Ci sono questi casi, ma poi questi casi di exploie immediato quanto durano? Poco, quindi l’artista deve avere innanzitutto questo primo requisito; deve essere in grado di saper giudicare se stesso, a prescindere, deve avere un obiettivo, anche se è molto difficile essere obiettivi su se stessi, stiamo parlando che non devi avere la produzione agli Abbey Roads, ma neanche l’audio del cellulare, perché arriva anche quello.
    Secondo elemento che ci fa drizzare le orecchie è l’autenticità, nel senso che se tu sei autentico e non riesco a paragonarti a qualcuno mi piace, vuol dire che non c’è, che quel tipo di scrittura, di suono, di personaggio manca e questo fa drizzare le orecchie proprio perché noi cerchiamo sempre di trovare cose diverse. Cerchiamo di avere, all’interno del nostro roster, artisti diversi. Se prendi l’elenco degli artisti che abbiamo in questo momento nessuno si assomiglia all’altro, Coez è diverso da Federica Abbate che è diversa da Delmoro che è diverso da Diodato. Autenticità e non lasciarsi sopraffare dalle mode, perché adesso sono tutti cloni di Calcutta, di Tomaso Paradiso dei Thegiornalisti, di Coez, mentre prima erano tutti cloni delle Vibrazioni o dei Modà, poi c’è stato il momento dei talent, quindi erano tutti interpreti standardizzati, ora son tutti trapper, perché mettono l’autotune e fanno la trap, ecco questo non li aiuta. Il mercato è saturo, è pieno di artisti, quindi tu devi avere una proposta personale e valida e molte volte arriva gente che ti dice “Io ho fatto questo concorso, ho conosciuto questo produttore, ma non sono stato capito” magari se al terzo o quarto produttore che ti dice di no fatti una domanda, chiediti cosa veramente non va nel tuo progetto.

    In percentuale quanto conta la bravura e quanto la fortuna, intesa come essere al posto giusto al momento giusto con le persone giuste, per un artista emergente che vuole sfondare nel mercato musicale?
    Parliamoci chiaramente, riuscire a prendere i treni nel momento giusto è importantissimo, poi se tu ci sali e su quel treno hai le competenze per rimanerci tanto meglio, ma questo è un discorso applicabile alla vita, cioè sei bravo va bene ma quella dose di fattore C non guasta mai. In percentuale direi un 60% di bravura, talento e preparazione, tanta preparazione, e un 40% di fortuna.
    La fortuna, per fare un esempio, potrebbe essere che in quel momento, io Giuseppe Barone di Carosello Records, sento un brano dalle playlist e contatto l’artista. Oppure sono in un supermercato e sento dalle radio automatiche delle reti dei supermercati un brano che non conosco, vado su shazame e cerco l’artista. Che cos’è questo? Fortuna! E’ capitato che in quel momento c’ero io li e la bravura, perché poi quelle occasioni le devi saper coltivare, ha fatto si che approfondissi le informazioni su quell’artista.
    Tante volte mi è capitato di essere a festival di musica emergente per puro passatempo personale e di vedere artisti assolutamente amatoriali in quello che fanno, con un approccio sbagliato e ovviamente non sanno che di fronte a loro hanno un discografico di Carosello Records. Spesso mi vedono un ragazzo più o meno della loro età e amen, invece no, tu devi essere sempre pronto a saper cogliere il treno, non sai mai chi hai di fronte e chi ti sta ascoltando, anche le piccole occasioni ti mettono in contatto con qualcuno, quello è importantissimo.
    Poi devi avere la fortuna di essere nel momento in cui vada quel genere di musica lì, magari tu quella musica la fai da anni, fai il rock classico da anni, per esempio, in questo momento è assolutamente difficile, però tu ci provi, ci credi e ci provi, e tra un anno magari ritorna la nuova moda del grande rock classico e tu sei pronto.
    Alle volte hai la fortuna di intercettare la persona giusta, ma tu come artista non sei pronto, e lì perdi una grande occasione. Sai quanti ne ho incontrati sulla mia strada che non sanno chi sono o chi siamo? Ci capita di fare degli incontri nelle scuole di musica e loro ti danno la chiavetta, ma se in quella chiavetta c’è una bassissima qualità è difficile. Se poi la prima possibilità viene giocata male, provate una seconda, provate di nuovo, quello che ci tengo a dire è credere nel sogno però con lucidità, lavorare e farsi trovare preparati. Questa cosa del web, arrivare subito, fare della produzione casalinga, fa credere a molti che basta poco, invece no non basta poco. Tu puoi essere anche bravissimo, ma se non hai la preparazione, non sai cantare, non sai scrivere i pezzi, non sei originale in quello che fai, è veramente inutile. E’ inutile avere 10.000 followers su Instagram e la possibilità di suonare in giro se poi non hai un rientro in termini di apprezzamenti ed economici, per cosa lo fai a fare?

    Parliamo di numeri, quanto guadagna un artista oggi?
    Dipende dalla grandezza dell’artista. Ti posso dire che attualmente gli introiti maggiori derivano dal live, dalle attività di brand partnership e forse solo in un terzo momento dalla musica come passaggi in radio, vendita del disco o streaming su Spotify e Youtube. L’ordine è questo, poi i primi due si possono eguagliare o si possono superare. Se stiamo parlando di Delmoro i numeri sono piccoli se parliamo degli U2 sono molto più alti. In percentuale si suddivide così: 40% live, 40% partnership e 20% di proventi discografici. Poi dipende anche dal fatto se l’artista fa anche l’autore per altri artisti, allora i suoi proventi aumentano dai diritti che incassa. In Carosello abbiamo Federica Abbate, che è un’autrice e cantautrice, è con noi da un anno e mezzo circa. Federica è l’autrice donna più grossa in Italia, lei scrive tutte le hit estive, tipo “Roma-Bankok” cantata da Baby-K e Giusy Ferreri, la scorsa estate è uscita “Playa” cantata da Baby-K, “Mambo Salentino” dei Boomdabash-Marrone. La Abbate ha scritto anche per la Mannoia, Fedez, Ramazzotti, ha scritto veramente per chiunque. In questo momento gli introiti che ricava dalla parte autorale sono maggiori di quelli che ricava dall’attività cantautorale, perché ha iniziato da poco ed è un’artista emergente come cantante. Fa pochi live, perché sta iniziando da pochissimo, ha 28 anni, ha iniziato 5 anni fa ed è stata subito un talento, ogni estate almeno dieci canzoni che fanno successo sono sue.