• Un vero rocker a cuore aperto: Omar Pedrini

    December 15, 2017
  • Tratto da un articolo scritto da Monica Zinutti e pubblicato sul mensile del Medio Friuli “Forte & Chiaro”

    Il 2017 è l’anno del ritorno sulle scene in grande stile del cantante chitarrista Omar Pedrini, ex leader dei Timoria. Dopo un lungo periodo di pausa forzata, dovuta ad un intervento a cuore aperto che lo ha costretto ad un blocco della sua attività, Omar è tornato più in forma che mai e lo ha fatto con due grandi lavori; il nuovo disco “ Come se non ci fosse un domani” e la sua autobiografia “Cane sciolto”, scritta assieme allo scrittore Federico Scarioni.
    Ho avuto il piacere di incontrarlo durante un evento tenuto a Pordenone; Omar è una persona molto gentile e solare. Con l’occasione ho approfittato per rivolgergli qualche domanda.
    -Com’e cambiato Omar dai Timoria ad oggi?
    Quelli che tu chiami i tempi dei Timoria sono i miei 20 anni, quindi oggi posso dire che sono un po’ meno incosciente! Mi ritengo sempre un combattente, ma mi voglio un po’ più bene rispetto a quei tempi, anche se sono sempre un rocker come una volta. Rocker ci si nasce e si muore anche, qualcuno dice che si nasca incendiari e si muore pompieri, io invece sono nato incendiario, come tutti, e morirò piromane!
    -Hai sempre scritto tu le canzoni?
    Sì.
    – Rispetto all’esperienza con i Timoria come sono cambiate le tue canzoni?
    Sì, prima scrivevo pensando alla band. Finché c’è stato Renga scrivevo pensavo alla sua voce, da “Sole spento” in poi ho iniziato a cantare io, quindi scrivevo pensando alla mia voce. Adesso penso alla mia voce, alle mie canzoni, alla mia anima e non penso più alla band.
    C’è stato un grande cambiamento da allora, anche se poi tutti dicono che le canzoni hanno il mio marchio di fabbrica, ma io non me ne accorgo, lo leggo da voi giornalisti, che dite di riconoscere il mio stile.
    – Scrivi canzoni anche per altri artisti?
    Non ho mai voluto, e me ne sono anche pentito negli otto anni in cui non ho più potuto cantare per i miei problemi dovuti all’operazione; avrei sofferto anche di meno la mancanza di denaro! Ho avuto dei nomi grossi che me le hanno chieste anni fa, ma sono troppo geloso delle mie canzoni per darle ad altri, così come non canto canzoni di altri, se non canzoni che per me hanno un significato nella mia vita. Quindi anche il contrario, non riesco ad interpretare canzoni scritte da altri, ho bisogno di parlare della mia vita.
    – Come li vedi i giovani artisti di oggi?
    Purtroppo i giovani di oggi sono abbastanza inscatolati nella loro mentalità grazie alla televisione. Mi auguro che finisca presto, però siamo nell’era di Xfactor e dei talent quindi i ragazzini prima pensano a diventar famosi, o attraverso i talent o attraverso i social, e poi a far la gavetta. in realtà qualcuno dovrebbe spiegargli che dovrebbero fare il contrario, perché poi quando salgono sul palco nel 95% dei casi svanno incontro ad una grande delusione perché non hanno una base solida. Peraltro i talent sono programmi fatti bene, e questo frega bel po’. Io penso che la gavetta vada fatta nei locali e vadano prese quelle famose “microfonate” in faccia che fanno tanto bene, come le abbiamo prese tutti prima di andare in televisione; invece questi partono in quarta e prevale l’aspetto della popolarità.
    -Questo tuo ultimo album di cosa parla? Da dove sono nate queste canzoni?
    Questo album nasce quasi tutto dal senso di paura che abbiamo oggi. Oggi ci svegliamo e abbiamo paura del terrorismo o se c’è stata una bomba da qualche parte. A volte mi trovo a dire a mia moglie di non portare la bambina all’asilo in metrò, io magari sono a Roma in concerto (noi viviamo a Milano) che essendo una metropoli senti ancora di più queste paure. Oggi veramente non sai mai da che parte girarti. Poi la paura dell’inquinamento viviamo in un mondo iper-inquinato e questo mi fa male. Vedere che siamo talmente stupidi, o sentire presidenti come Trump che rinnegano gli accordi di Parigi sul clima, temo che l’uomo sia davvero il responsabile della sua estinzione. Autorevoli scienziati dicono che nel 2020 ci sarà l’anno dell’irreversibilità dell’inquinamento e ci mancano pochi anni. Se non si prenderanno drastiche decisioni, che l’uomo non ha il coraggio di prendere
    perché il denaro vale molto di più della salute dei figli e dei nipoti, non si tornerà più indietro. Ma io ci spero visto che abbiamo ancora 3 anni…
    – Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
    Con un cuore come il mio non faccio mai progetti a lungo termine. Adesso finisco la tournè e nel frattempo sono anche in giro a presentare la mia biografia, uscita da pochissimo. I miei progetti mi porteranno ad andare in giro fare promozione e suonare. Il disco è ancora fresco, è uscito a maggio di quest’anno, e voglio portarlo in giro per un annetto ancora. Sta andando bene e ne sono molto contento. Sono come due figli che devo accompagnare in giro, chi compra il mio libro e conosce le mie canzoni capisce quanto io sia autobiografico quando scrivo.
    -Nel libro parli di una figura che si chiama Joe, ma chi è Joe?
    Joe è il mio alterego, da 20 anni ormai. Racconto di Joe, che è il protagonista delle mie canzoni, ed è un po’ come Mastroianni per Fellini, io sono Fellini e Joe è Mastroianni.
    E’ una mia proiezione ed è nato nel periodo dei miei viaggi in India.
    Ho chiuso questa intervista a Omar con questa domanda su Joe perché mi ha incuriosito questa figura che si trova descritta nella sua autobiografia. Il libro è tutto tranne che noioso! Si sviluppa in un intreccio di racconti che svelano chi è Omar in una fattispecie di romanzo, tanto che ad un certo punto ci si chiede se è realmente vero tutto quello che c’è scritto!
    Moni Zinu